“Ecco vi annunzio una grande gioia, oggi vi è nato
un salvatore, che è il Cristo Signore” (Lc 2,10)
Essere toccati da un messaggio fa sorgere, lo si voglia o no, una domanda:
Che cosa dobbiamo fare?
L’ascolto sfocia necessariamente nella disponibilità a “fare”. Una parola che non cambi nulla, che non ci porti ad atteggiamenti, scelte, gesti concreti, è una parola che rimane inutilizzata.
Non basta che la parola metta in moto qualcosa dentro di noi, bisogna che inneschi un processo di cambiamento nelle azioni.
Non è lecito fabbricarsi una propria immagine di Dio ma è altrettanto scorretto costruirsi una condotta a proprio uso e consumo secondo i propri gusti, inventando e cambiando noi di volta in volta, le regole e i criteri, a seconda della circostanza e di ciò che fa comodo.
Certo occorre evitare il moralismo che rende schiavi e infantili. Il moralismo è l’opposto della morale che libera, responsabilizza, fa’ appello alla coscienza e all’amore.
La morale deve essere un riflesso del Vangelo, non la sua caricatura, di fatto, non è altro che la risposta all’iniziativa dell’amore di Dio.
Non dimentichiamo, quindi, la domanda:
Che cosa fare?
La cosa principale da fare è gioire. L’invito a rallegrarsi è motivato dalla presenza di Dio in mezzo a noi, e la sua presenza fa sorgere la fiducia.
Lui viene a dichiarare il suo amore per l’uomo.
Ecco dunque il primo obbligo:
imprimere alla nostra condotta una svolta in direzione della gioia. Il cristiano incapace di testimoniare la gioia non è credibile quando afferma di aver incontrato Dio.
“I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto” (Lc 2,20)
Non qualsiasi gioia, e neppure la gioia per la gioia, ma la gioia che viene da lui, che scaturisce dal suo amore fedele.
Insieme alla gioia bisogna che sia nota a tutti la nostra affabilità.
Si tratta di un atteggiamento che riguarda i rapporti con gli altri improntati alla benevolenza, all’indulgenza, alla tolleranza, alla comprensione.
Il vero credente non è mai aggressivo, fanatico, impaziente e se i rapporti con gli altri devono essere improntati alla bontà, quelli con Dio sono caratterizzati da un abbandono fiducioso che produce nell’animo la pace. Pace che viene offerta: è il dono che l’Emmanuele, il “Dio con noi” affida alla laboriosità delle nostre mani, alla fantasia della nostra intelligenza e al calore del nostro cuore.
“Gloria a Dio nel più alto dei cieli e
Pace in terra agli uomini che egli ama”(Lc 2,14).
Dunque, lo stile della vita cristiana, il comportamento pratico del credente è caratterizzato da un clima di gioia, bontà affabile, pace.
Apriamo la nostra bocca al canto di gioia ed esprimiamo la certezza che l’amore di Dio che Gesù Cristo viene a rivelarci, ma ancor più a donarci, può veramente cambiare tutto, a partire da noi stessi.
BUON NATALE!
Don Isidoro Di Cello
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